Athanasius Kircher ovvero studiare i geroglifici nel Seicento

Fonte: Wikipedia

Athanasius Kircher nacque il 2 maggio (festa di Sant’Atanasio) del 1601 (o 1602) a Geisa, presso Fulda, ultimo dei nove figli di Johann Kircher e Anna Gansek. Il padre, dottore in filosofia e teologia oltre che musicista dilettante, era docente laico di teologia presso il convento benedettino di Seiligenstadt/Main.
Kircher affermò di aver ricevuto dal padre i rudimenti della propria cultura musicale ma non sappiamo se abbia imparato anche a suonare uno strumento. Nella “Praefatio ad Lectorem” (MU A XIX) egli sostenne di aver pubblicato in Germania alcune sue composizioni che godevano di grande popolarità, ma si tratta di un’affermazione che non è possibile verificare in quanto Kircher dichiarò di essersi celato dietro uno pseudonimo che per altro non rivelò mai. Nello stesso passo il nostro autore dichiarò anche di aver inserito nella Musurgia Universalis alcune di queste composizioni.
Nel 1612 Kircher entrò nel collegio gesuita di Fulda; il 2 ottobre 1618 venne ammesso come novizio nel collegio gesuita di Paderborn, ma nel gennaio 1622 fu costretto a lasciare la città per sfuggire ai saccheggi e alle persecuzioni della guerra dei Trent’anni, riparando dapprima a Munster e successivamente a Colonia, dove proseguì i propri studi scientifici e umanistici. In seguito egli si recò a Coblenza e ad Heiligenstadt prima di giungere nel 1624 a Mainz, dove venne ordinato sacerdote nel 1628.

Verso la fine del 1615 , Petrus à Valle , cavaliere e patrizio romano, durante un viaggio in Egitto trova nella città de Il Cairo un antico vocabolario copto-arabo . Questo vocabolario, secondo le sue parole, era nascosto tra uomini le cui menti ignoranti erano incapaci di apprezzarlo: così lo riporta a Roma, dove è sicuro sarà un valido aiuto per riscoprire la lingua degli antichi egizi .
A Roma, Nicolaus Fabricius, senatore reale di Aquisgrana, vuole tradurlo in latino: per farlo contatta proprio Kircher, suo buon amico. Malgrado la ritrosia iniziale, non sentendosi all’altezza dell’operazione, alla fine egli accetta. Quando poi la notizia della traduzione arriva alle orecchie del Papa, Kircher è richiamato a Roma per eseguire lì l’operazione.
Nell’arco di due anni la traduzione è pronta, ma viene rimandata la pubblicazione a causa di un viaggio intrapreso da Kircher in Sicilia e Malta. A causa anche della mancanza di attrezzatura per stampare i caratteri geroglifici, la traduzione rimarrà inedita per alcuni anni, tanto da spingere l’autore a rinunciare a pubblicarla.
La situazione si sblocca solo con l’intervento del Sacro Romano Imperatore, che stanzia personalmente i fondi per stampare i caratteri orientali e per coprire le spese totali dell’operazione. Kircher è estasiato da questo aiuto inaspettato, tanto da elogiare più volte, nell’introduzione della sua opera, questo ferreo imperatore che non era tanto sopraffatto dalla barbarie della guerra e da ondate su ondate di invasioni da dedicarsi interamente a Marte dimenticando Pallade Atena.
L’opera vede la luce in tre parti: la grammatica, il vocabolario ed un elenco di parole in ordine alfabetico, il tutto arricchito da un notevole impianto iconografico. Kircher si avvale dell’aiuto di Abraham Ecchell, studioso di lingue orientali:
Athanasii Kircheri e Soc. Iesu, Oedipus Aegyptiacus. Hoc est Vniuersalis Hieroglyphicae Veterum doctrinae temporum iniuria abolitae instauratio. Opus ex omni orientalium doctrina & sapientia conditum, nec non viginti diuersarum linguarum authoritate stabilitum …, Romae: Mascardi, Vitale, 1652-1654
2.1: Athanasii Kircheri Soc. Iesu Oedipi Aegyptiaci tomus secundus. Gymnasium siue Phrontisterion hieroglyphicum in duodecim classes distributum, in quibus encyclopaedia Aegyptiorum, id est, veterum Hebraeorum, Chaldaeorum, Aegyptiorum, Graecorum, coeterorumque orientalium recondita sapientia, … Pars prima complectens sex priores classes, Romae: Mascardi, Vitale, 1653
2.2: Athanasii Kircheri Soc. Iesu Oedipi Aegyptiaci tomi secundi pars altera complectens sex posteriores classes … – Romae: Mascardi, Vitale, 1653
3: Athanasii Kircheri Soc. Iesu Oedipi Aegyptiaci tomus 3. Theatrum hieroglyphicum, hoc est, Noua & hucusque intentata obeliscorum coeterorumque hieroglyphicorum monumentorum, quae tum Romae, tum in Aegypto, ac celebrioribus Europae musaeis adhuc supersunt …’– Romae: Mascardi, Vitale, 1654


Malgrado l’autore si auguri nell’introduzione di essersi «acquistato da una posterità riconoscente qualche ringraziamento quando a tempo debito avrà tratto tutti i frutti del nostro lavoro», la “posterità” ricorda Kircher solo come aneddoto storico. La sua traduzione dei geroglifici egizi, infatti, è universalmente riconosciuta come errata in ogni sua parte: si dovrà attendere il 1821 per una traduzione definitiva dei geroglifici ad opera di Jean-François Champollion.

Come si legge nel Museo Cospiano annesso a quello del famoso Ulisse Aldrovandi questo frammento, la cui immagine qui deriva da una stampa inserita da Aprosio nel suo “Repertorio Biblioteconomico”, venne rinvenuto da Ovidio Montalbani nella città di Bologna “nel cavarsi un sotterraneo in Strastefano“. Montalbani “lo figurò nelle Cure Analitiche” e quindi lo riprodusse “col disegno di tutta la Statua nel II Volume della Dendrologia, destinato al Museo Aldrovandi [in effetti il reperto si conservò – come qui si legge di seguito (righe finali della trattazione) – assieme alle considerazioni manoscritte fattene da Ovidio Montalbani presso il “Marchese Montalbani di lui Nipote”, divenendo con altra oggettistica antiquaria ragione di contenziosi dopo la morte di Ovidio Montalbani con l’ amara considerazione del Legati per cui, contro le disposizioni testamentarie, poco o nulla del Montalbani sarebbe fluito nel Museo Aldrovandi”].

Questo frammento fu successivamente studiato da Kircher nel suo Commento dell’Obelisco Ghigi.

 

Ed il curiosissimo Aprosio, alias “il Ventimiglia”, come era detto nella variegata Repubblica delle Lettere, cercò tramite l’intimo amico bolognese Ovidio Montalbani di entrare in contatto con colui che era ritenuto il maggior studioso della misteriosa cultura egizia, Athanasius Kircher.

Dal 1629 Kircher si stabilì presso l’Università di Würzburg in qualità di professore di filosofia, matematica e lingue orientali, materie che insegnò successivamente anche ad Avignone. Qui entrò in contatto con Nicolaus Fabri de Peiresc, col quale avviò intensi studi destinati a essere interrotti nel 1633, quando Kircher fu chiamato a Vienna per succedere a Keplero, deceduto nel 1631, nel ruolo di matematico presso la corte dell’imperatore Ferdinando II.
Kircher si trovò costretto a compiere il proprio viaggio passando attraverso l’Italia settentrionale dato che la Germania era troppo pericolosa per un gesuita: dopo molte vicessitudini lo troviamo però a Roma, con ben poche intenzioni di raggiungere Vienna: grazie a una petizione inoltrata da Peiresc al papa, Kircher ottenne di poter restare per proseguire i propri studi sui geroglifici.

Nel 1638 Kircher venne nominato professore di matematica presso il Collegio Romano, incarico che mantenne per otto anni prima di esserne dispensato dall’insegnamento affinché potesse dedicarsi con totale impegno alle proprie ricerche. Mentre la sua fama si diffondeva in tutto il mondo egli non lasciò mai Roma, eccezion fatta per alcuni brevi viaggi di studio in Italia e un soggiorno a Malta fra il 1636 e il 1637 in qualità di confessore del langravio di Hesse-Darmstadt convertitosi in quegli anni al cattolicesimo. In occasione di tale soggiorno ebbe modo di visitare la biblioteca del convento di San Salvatore a Messina, scoprendo alcuni manoscritti con esempi di notazioni antiche che inserì nella Musurgia Universalis a pagina 213 del primo tomo e nell’Iconismus XIII.
Athanasius Kircher morì a Roma il 27 novembre 1680 e il suo corpo fu sepolto nella Chiesa del Gesù. Il cuore venne invece tumulato a Guadagnolo, villaggio vicino a Palestrina, nella Cappella di Santa Maria della Mentorella, che Kircher aveva fatto ricostruire sulle rovine dell’antico Santuario edificato nel luogo dove era avvenuta la conversione di Sant’Eustachio e la cui fondazione risaliva secondo un’iscrizione all’imperatore Costantino.

A questo link la prosecuzione di “Unguento Armario”.

da Cultura-Barocca

 

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Pensionato. Fotoamatore. Animatore di Cultura-Barocca (www.cultura-barocca.com).
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